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All'interno del villaggio Chen: storia e patrimonio del Taijiquan

 

Vi proponiamo la visione di questo bel video che parla del villaggio Chen, storia e patrimonio del Taijiquan. Basandoci sul contenuto del video che comprende l'intervista al nostro Maestro Chen Bing, il nostro Socio e Aiuto Istruttore Matteo Bovero ha preparato un testo riassuntivo in italiano dal titolo:

 

La Vera Forza del Tai Chi Non è Vincere: La Filosofia Sorprendente del Villaggio Chen

 

All'interno di questo articolo potete visionare il video e leggere il testo:

buona visione e buona lettura!

 

La Vera Forza del Tai Chi Non è Vincere: La Filosofia Sorprendente del Villaggio Chen

 

Oltre il Combattimento

 

E se la massima espressione del potere di un guerriero non fosse un colpo devastante, ma un momento di quieta moderazione? Nel mondo del Taijiquan, nato nel leggendario villaggio di Chenjiagou, la più grande vittoria è quella a cui scegli di rinunciare. Questa arte marziale, spesso percepita in Occidente come una ginnastica dolce per la salute, nasconde una filosofia profonda e contro-intuitiva sulla vera natura della forza, una filosofia la cui storia offre lezioni sorprendenti su cosa significhi essere veramente potenti.

 

Non Si Tratta di Aggressività, ma di Protezione

 

Le radici del Taijiquan non affondano in un terreno di conquista, ma di sopravvivenza. La storia inizia durante la dinastia Ming con Chen Bu, l'antenato del clan Chen che si stabilì in quello che sarebbe diventato Chenjiagou. In un'epoca turbolenta, egli fondò una società di arti marziali non per cercare conflitti, ma per uno scopo puramente difensivo: proteggere la sua comunità dalle incursioni dei banditi. Fin dal suo concepimento, lo spirito marziale della famiglia Chen era indissolubilmente legato al dovere della protezione. L'abilità nel combattimento non era un mezzo per imporsi, ma uno strumento per garantire la pace.

 

Il Vero Potere è l'Equilibrio tra Abilità (Wu) e Virtù (De)

 

Nel cuore della filosofia del clan Chen pulsa il concetto di Wude (武德), la Virtù Marziale. Questo principio fondamentale sostiene che l'abilità marziale, o Wu (武), e la virtù morale, o De (德), sono inseparabili. Per comprendere a fondo il Wu, è illuminante guardare alla sua stessa etimologia: l'ideogramma è composto dai radicali "fermare" (止) e "lancia" (戈). Il suo significato più alto, quindi, non è usare un'arma, ma fermare il conflitto.

Un potente simbolo di questa filosofia si erge nella sala ancestrale del clan: due tavolette di pietra. Una celebra la stirpe dei maestri, onorando la loro abilità (Wu). L'altra, invece, riporta inciso il codice morale della famiglia (De), che stabilisce che la competenza marziale non deve mai essere usata per intimidire i deboli. La vera forza nasce dall'equilibrio tra questi due elementi, come lo Yin e lo Yang. Questo principio non è un'astrazione; è il fondamento su cui Chen Bu edificò la sua comunità e il metro con cui i più grandi maestri, come vedremo, avrebbero misurato la loro vera grandezza. Come afferma un detto del clan, un'arte marziale usata correttamente è una "spada di giustizia", ma usata in modo scorretto diventa un "disastro".

 

La Più Grande Vittoria è un Combattimento che Scegli di Non Vincere

 

La più emblematica dimostrazione del Wude in azione è la storia del grande maestro Chen Fake, che nel 1928 si recò a Pechino per insegnare la sua arte. Prima della partenza, la sua famiglia gli diede un consiglio fondamentale: "Convinci le persone con la virtù" (以德服人, yǐ dé fú rén) e mostra sempre rispetto per le altre scuole marziali.

A Pechino, la sua crescente fama lo portò a un incontro pubblico con un celebre lottatore, il signor Shen. Intenzionato a metterlo alla prova di fronte a tutti, Shen afferrò le braccia di Chen Fake. La folla si zittì, aspettandosi uno scontro spettacolare. Invece, dopo appena un istante, i due si separarono con un sorriso. Nessuno capì cosa fosse successo, né chi avesse vinto. Due giorni dopo, il signor Shen si presentò a casa di Chen Fake con dei doni. In privato, lo ringraziò profondamente per avergli risparmiato l'umiliazione. Ammise che, nell'attimo in cui lo aveva afferrato, aveva sentito la propria forza completamente neutralizzata e ritorta contro di sé. Se Chen Fake avesse reagito con la sua piena potenza, sarebbe stato sconfitto in modo plateale.

Chen Fake non si vantò mai di questa superiorità. Proteggendo intenzionalmente la reputazione e la dignità del suo avversario, dimostrò una maestria che trascende la vittoria pubblica. La sua azione fu la perfetta incarnazione del Wude.

 

L'Empatia Come Principio Marziale

 

La lezione più profonda, tuttavia, fu quella che Chen Fake impartì più tardi a un suo allievo. Confuso, lo studente gli chiese perché non avesse colto l'occasione per sconfiggere un avversario così famoso e portare grande onore al nome del Taijiquan. La risposta di Chen Fake rivelò il cuore pulsante della sua filosofia:

Se tu stesso non sei disposto a essere sconfitto, perché dovresti voler vedere gli altri sconfitti? Non è facile per una persona costruirsi una reputazione, e ho potuto sentire che anche la sua abilità era notevole. Lo ammiravo nel mio cuore. Pertanto, dovremmo proteggere lui e la sua reputazione.

Queste parole ridefiniscono l'arte marziale, trasformandola da una contesa tra ego a un esercizio di empatia. Questa non è solo una lezione di morale, ma la più alta espressione di maestria marziale. Comprendere un avversario così intimamente—la sua abilità, la fatica dietro la sua fama, la sua stessa umanità—rende la vittoria pubblica un obiettivo secondario rispetto al rispetto. L'empatia, qui, non è debolezza, ma il culmine della consapevolezza di un guerriero.

 

La Forza che Protegge

 

L'eredità del Taijiquan di Chenjiagou non risiede solo in tecniche sofisticate, ma in una forza misurata non in avversari sconfitti, ma in dignità preservata. È una filosofia che insegna che il vero potere è la fusione indissolubile tra abilità (Wu) e virtù (De), incarnando gli ideali di "usare la propria forza per proteggere la bontà" (以力護善, yǐ lì hù shàn) e "usare l'umanità per superare la forza bruta" (以仁遇強, yǐ rén yù qiáng).

In un mondo che spesso celebra il dominio, cosa possiamo imparare da un potere che trova la sua massima espressione nella compassione?

 

Qui sotto alcune immagini, tratte da:

https://zhuanlan.zhihu.com/p/447774133

 

Matteo Onofrio Bovero

 

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