Lao Jia “yi lu”, vecchia intelaiatura, è la forma di base praticata nella Scuola ITKA e consta di 75 figure. Il primo anno prevede lo studio della prima sezione della forma, pari a circa 1/3 della sequenza completa. Lo studio delle forme è centrale nella pratica del Taiji, in quanto costituiscono il “libro per immagini” tramandato dai fondatori dello stile e ulteriormente arricchito / personalizzato da Maestri che hanno saputo innovare lo stile senza perderne le radici e i principi. Tra i mille modi per intendere lo studio della forma proponiamo questi significati:
- la forma è una tecnica (dal greco techné), ovvero un artificio, qualcosa di non esistente in natura, creato dall’uomo per dei fini: la forma non è quindi un valore in sé e non ha fini in sé, è uno strumento attraverso il quale ci è consentito di studiare e praticare i principi del Taiji e l’espressione del movimento Taiji nella lotta e nel combattimento. Punto.
- La versione “yi lu” di Lao Jia (a differenza della versione esplosiva “er lu”) viene studiata e praticata con lentezza: la lentezza non è un valore in sé ma uno strumento di apprendimento: all’inizio di qualsiasi pratica si va lenti (pensiamo allo studio di uno strumento musicale), se dopo dieci anni si continua a saper praticare solo lentamente, probabilmente c’è qualcosa che non va.
- Il M° Pace dice che Lao Jia yi lu deve essere praticata in modo rilasciato, naturale ed aperto: questo atteggiamento è il più idoneo per favorire la conquista dei tesori che i Maestri hanno racchiuso nella forma.
- Le forme descrivono l’espressione di lotta propria di ogni tipo di Kung Fu: il Taiji Quan, per il livello di comprensione che mi è consentito, non si basa sull’apprendimento di tecniche (di pugno, di gomito, calci, proiezioni, leve, strattonamenti, ecc), anche se questi (pugni, ecc.) sono gli elementi visibili della forma: da questo punto di vista essa può essere interpretata “male” dal praticante che focalizzerà la sua intenzione su ad es. “se arriva un pugno lo paro/devio così e attacco con questo altro tipo di pugno” o, solo leggermente meglio, “pratico questa tecnica milioni di volte, così in caso si verificasse quella determinata situazione, il mio corpo reagirebbe applicandola spontaneamente”. Non è così: il Taiji è un modo di muovere forze ed energie e di gestire il corpo nel movimento in modo assolutamente libero di “sentire” e di plasmarsi: quello che va interiorizzato è il principio, non la tecnica (quindi attraverso la forma mi muovo così un milione di volte per far sì che il principio di questo modo di muovere diventi per me “naturale” in ogni situazione): che poi questo si traduca in pugni,
gomitate, calci, ecc. è quasi incidentale e dovuto alla nostra conformazione di esseri umani: se fossimo quadrupedi o avessimo le gambe lunghe 10 centimetri o zanne lunghe mezzo metro tutto cambierebbe; una tigre non applica tecniche di lotta (colpi di artiglio, morsi, ecc.), ma strategie di lotta che appartengono alla propria natura di felino predatore e che trovano nei “colpi” e “movenze” la forma espressiva della conformazione della propria specie: tutto ciò non nulla ha a che vedere con la tecnica, che è sempre un artificio.