Il Taiji Quan non è un insieme di tecniche in senso stretto, piuttosto un’espressione dell’essere e, in quanto tale, non è scindibile in componenti senza perderne la natura. Deve però diventare tecnica nell’apprendimento, ovvero per ragioni didattiche deve necessariamente passare attraverso strumenti che consentano di fare esperienza dei suoi principi e di integrarli nel proprio essere, non come elementi posticci e removibili al primo soffio di vento, ma come snodi permanenti della propria personale matrice di "Essere del Mondo".
Il programma di studio proposto è ricchissimo di strumenti e ognuno di essi enfatizza a scopo didattico uno o più principi del Taiji: alla competenza dell’insegnante e all’intelligenza dell’allievo cercare e sviluppare il principio senza scinderlo dagli altri principi; gli strumenti sono appunto strumenti e non fini in sé!
L’atteggiamento di studio è molto importante e può sintetizzarsi in una parola: apertura. Pensare al Taiji come una meditazione in movimento, uno strumento per il benessere psico-fisico, una danza, un’arte marziale e cercare in esso solo ciò che corrisponde al nostro pre-giudizio, è fortemente limitante per l’evoluzione della pratica.
Il Taiji è un tesoro prodotto da una cultura gloriosa, è principio e non tecnica, è lavoro esperienziale e non apprendimento dogmatico: tutto ciò che noi possiamo pensare del Taiji sarà destinato a modificarsi in funzione del livello di pratica conseguito, che è di conseguenza un livello di comprensione che non abbraccia solo il Taiji Quan: partire con preconcetti accettando o rifiutando in funzione di questi parti della pratica proposta, è una forma di rigidità, uno di quei limiti dai quali, proprio grazie al Taiji si può provare a guarire.
Il Taiji è principio di movimento e trasformazione: lo stesso principio ispira il gesto di spostare un piccolo vaso di fiori o di sferrare un pugno dirompente; se il principio c’è, quello che succede dentro di noi a livello di flusso di energia e di forza ci farà bene e renderà efficace il nostro gesto, viceversa rimarrà comunque un movimento potenzialmente sconnesso, irrilevante per il nostro benessere e inefficace per la nostra protezione.
Nessuno chiederà ad una anziana praticante di fare a cazzotti in palestra (anche se potrebbe trovarlo divertente), così come non si chiederà ad un bambino di 6 anni di praticare per due ore un esercizio di Zhansi Jin (se lo facesse con gioia tanto di cappello!).
L’unica cosa che si chiede è apertura, che è figlia della curiosità e dell’intelligenza: il Taiji è un tipo di Kung Fu, è un duro lavoro e il suo Kung Fu è la ricerca costante dello studio, pratica e realizzazione dei suoi principi.